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Peppe Vessicchio, l’ultimo applauso: il maestro che ha fatto dell’armonia un linguaggio popolare

Italia – La notizia della morte di Peppe Vessicchio, scomparso a 69 anni dopo essere stato ricoverato per una polmonite, ha scosso il mondo della musica italiana e il pubblico televisivo. Non si trattava soltanto di un direttore d’orchestra, ma di un volto diventato familiare anche a chi normalmente non segue la musica da vicino. Per molti italiani, il suo nome era sinonimo di armonia, eleganza, professionalità.

di Nicola De Dominicis

Vessicchio non era un personaggio costruito a tavolino: la sua capacità di comunicare con misura, gentilezza e una calma quasi proverbiale lo ha reso un simbolo di competenza accessibile, quella che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. Ma dietro l’immagine rassicurante c’era una carriera imponente, spesso poco conosciuta.

Prima che il grande pubblico lo associasse a Sanremo, Vessicchio era già un professionista affermato nella musica italiana: autore, arrangiatore, direttore d’orchestra. Lavorò con Edoardo Bennato, Nino Buonocore e soprattutto con Gino Paoli, curando arrangiamenti entrati nella storia delle canzoni italiane come “Quattro amici” e “Ti lascio una canzone”. Negli anni Settanta, sorprendentemente, fece persino parte del trio comico napoletano I Trettré, esperienza che testimonia la sua versatilità e curiosità artistica.

La sua consacrazione popolare arrivò nei primi anni Novanta, quando divenne il direttore d’orchestra più riconoscibile del Festival di Sanremo. Qui costruì un rapporto empatico con il pubblico e con gli artisti, dirigendo canzoni destinate a diventare vincitrici: Avion Travel con “Sentimento” (2000), Alexia con “Per dire di no” (2003), Roberto Vecchioni con “Chiamami ancora amore” (2011).

La televisione amplificò il suo mito: partecipò a programmi come Amici di Maria De Filippi, Ti lascio una canzone, Prodigi, diventando una figura autorevole ma mai distante, in grado di spiegare la musica mantenendo un approccio umano e rassicurante.

Negli ultimi anni Vessicchio era diventato protagonista involontario di false notizie sulla sua morte, trasformandosi in una delle bufale più diffuse della rete. Questa volta, però, l’addio è reale.

Rimane il ricordo di un uomo che non ha mai dimenticato che la musica è un servizio, non un protagonismo. Con la sua bacchetta ha accompagnato artisti e pubblico in un dialogo fatto di ascolto, misura e rispetto — quello che oggi chiamiamo “stile Vessicchio”, e in particolare per il nostro giornale Vessicchio, napoletano, rappresenta anche l’addio di un illustre esempio dell’arte campana in Italia e non solo.

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Last modified: Novembre 9, 2025
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