Pozzuoli – Una lite nata sul porto e degenerata in pochi minuti in una rissa violenta tra pescatori ha scosso questa mattina il molo di Pozzuoli. Il bilancio è di quattro feriti, uno dei quali trasportato in ospedale, mentre gli altri tre sono stati medicati direttamente sul posto dai sanitari del 118. Per sedare la colluttazione è stato necessario l’intervento congiunto della Polizia di Stato e della Polizia Municipale, allertate dai passanti che hanno assistito alla scena. A quanto sembra, tutto è partito da una disputa tra due pescatori: accese parole, accuse reciproche e, nel giro di poco, una decina di persone coinvolte.
di Nicola De Dominicis
L’origine del conflitto non ha nulla a che vedere con rivalità astratte o tensioni personali: alla base ci sarebbe il furto di nasse, attrezzature da pesca fondamentali per chi lavora in mare ogni giorno. Secondo una prima ricostruzione, nei giorni scorsi sarebbero state sottratte circa 600 nasse da un’imbarcazione; questa mattina, poi, ne sarebbero sparite altre 200. La vittima dei furti, convinta di conoscere il responsabile, avrebbe affrontato un altro pescatore, e dalle accuse si sarebbe rapidamente passati alle mani. Un testimone riferisce che durante la rissa “sono spuntati dei coltelli” e che si è rischiata una tragedia.
Per comprendere la portata del gesto e la tensione generata, è utile soffermarsi su un dettaglio: cosa sono le nasse? Nel mondo della pesca, le nasse sono antiche trappole cilindriche o a forma di imbuto, realizzate tradizionalmente in legno o vimini (oggi spesso in rete e metallo), utilizzate per catturare polpi, crostacei e pesci di fondale. Ogni pescatore le cala in mare in punti precisi, spesso frutto di esperienza tramandata e di conoscenza del territorio marino. Per questo, rubare le nasse non significa sottrarre un semplice strumento: significa colpire direttamente la fonte di reddito e di sostentamento di un lavoratore.
Questo spiega la tensione e il coinvolgimento emotivo. Le attrezzature rubate rappresentano per molti pescatori il risultato di sacrifici economici e di notti trascorse in mare. La pesca artigianale sulle coste flegree vive già un equilibrio fragile tra concorrenza, condizioni meteorologiche, spese crescenti e fenomeni di microcriminalità.
Le forze dell’ordine stanno acquisendo testimonianze e immagini utili, anche dai cellulari dei presenti. Resta una domanda più ampia: come tutelare categoria e attività tradizionali da episodi simili? La speranza è che la discussione torni dove dovrebbe stare: nelle sedi istituzionali, non sul porto a colpi di minaccia.
Immagine di nasse libera di repertorio da Google Immagine Licenze Creative Commons.
Last modified: Novembre 7, 2025

