Scritto da 12:34 pm Attualità, Pozzuoli, Top News

Campi Flegrei, sisma ‘ultra-profondo’ di magnitudo 3.6: evento raro a 450 km di profondità

Pozzuoli – Il terremoto registrato il 18 novembre 2025 alle 13:35, al largo della costa campana, ha attirato un’attenzione particolare per una caratteristica che lo distingue nettamente dagli eventi sismici tipici del territorio italiano: la profondità eccezionale, stimata intorno ai 450 chilometri. Un valore insolito, soprattutto se si considera che la maggior parte dei terremoti della Penisola si sviluppa nella crosta superiore, raramente oltre i 30-40 chilometri. Questa peculiarità ha complicato in modo significativo la localizzazione iniziale del sisma, richiedendo l’intervento sistematico degli esperti del Bollettino Sismico Italiano per affinare i dati e ottenere una definizione più precisa dell’ipocentro.

di Nicola De Dominicis

L’evento, nonostante la magnitudo moderata di 3.6, si colloca quindi in una fascia di profondità che, oltre a essere rara, comporta effetti al suolo quasi irrilevanti. La grande distanza dalle superfici abitate determina infatti una forte attenuazione delle onde sismiche, rendendo il sisma praticamente impercettibile per la popolazione. La profondità così elevata introduce però un ulteriore fattore: una maggiore incertezza nella localizzazione, che può arrivare a decine di chilometri, come spesso accade per i terremoti ultra-profondi.

Una precisazione fondamentale degli esperti riguarda l’apparente collocazione geografica indicata nei sistemi automatici: sebbene sul portale INGV l’area venga descritta in senso lato come “Campi Flegrei”, e più nello specifico al largo della spiaggia Romana di Cuma, questo terremoto non è legato alla sismicità superficiale della caldera flegrea, oggetto negli ultimi anni di costante monitoraggio per il fenomeno del bradisismo.

L’origine del sisma va invece ricercata nel contesto più ampio della geodinamica del Tirreno meridionale, dove un’antica porzione di litosfera oceanica, il cosiddetto slab, sprofonda lentamente nel mantello terrestre. È proprio questo processo, attivo da milioni di anni, a produrre occasionalmente eventi sismici a profondità estreme, come quello registrato nei giorni scorsi.

Questi episodi, pur rari, rappresentano una testimonianza importante dei complessi movimenti che interessano le strutture profonde del nostro pianeta, ricordando che l’attività sismica non riguarda soltanto le zone più prossime alla superficie, ma anche regioni remote e ancora poco esplorate del mantello terrestre.

Immagine libera di repertorio da Pixabay.com

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Last modified: Novembre 21, 2025
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