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Bacoli, inaugurata “La terra ardente”: Luigi Spina racconta i Campi Flegrei

Pozzuoli – La mostra “Campi Flegrei, la terra ardente” porta al Museo archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia un racconto visivo che va oltre la semplice documentazione fotografica. Luigi Spina, autore degli scatti esposti dal 20 novembre 2025 al 31 gennaio 2026, propone una lettura del territorio che intreccia natura, storia e trasformazione, restituendo ai visitatori la complessità di un paesaggio che vive costantemente tra equilibrio precario e straordinaria bellezza. Le 25 fotografie selezionate, frutto di un lavoro iniziato nel 2020, sono il risultato di un’indagine che esplora la tensione continua tra antiche rovine, fenomeni naturali e presenza contemporanea, elementi che convivono e si contraddicono, dando forma a un ambiente unico nel suo genere. <center>**di Nicola De Dominicis**</center>

L’intento di Spina non è quello di catturare l’immagine perfetta, ma di entrare nel cuore di una terra dove archeologia e modernità si sfiorano, si scontrano e si sovrappongono. Il percorso espositivo attraversa luoghi iconici come la Piscina Mirabilis, la Grotta della Dragonara, il Teatro di Miseno, l’Anfiteatro Flavio e il Tempio di Apollo sul Lago d’Averno, rendendo evidente come nei Campi Flegrei il passato non sia mai davvero passato. Qui, il bradisismo e la costante attività del sottosuolo plasmano un territorio che cambia, che non rimane mai identico a sé stesso e che costringe chi lo abita – o lo fotografa – a misurarsi con la sua natura imprevedibile.

Il direttore del Parco Archeologico, Fabio Pagano, offre un’immagine suggestiva definendo questo paesaggio come una musica jazz: una sequenza di contrasti, armonie inattese e dissonanze che trovano un loro ritmo. Spina accoglie questa metafora e la traduce in immagini, evitando di “correggere” ciò che sembra fuori posto. La sua ricerca non mira al “bello” immediato, ma al senso profondo del territorio, a quell’intreccio di storia, rovine, frammenti industriali e tracce di modernità che compongono una mappa complessa, fatta di continuità e rotture.

Nelle parole dell’artista emerge la volontà di raccontare non solo ciò che è evidente, ma ciò che spesso sfugge: gli strati di significato che rendono i Campi Flegrei un luogo che attrae e sfida allo stesso tempo. Camminando all’alba o al tramonto, Spina ha raccolto per cinque anni frammenti di questo paesaggio ibrido, dove anche gli “hardware tecnologici spenti” diventano parte della narrazione e testimoniano la relazione irrisolta tra uomo e territorio.

Il risultato è una mostra che invita a osservare, ma soprattutto a interpretare. Un viaggio visivo che mette in luce la contraddizione come cifra identitaria dei Campi Flegrei, trasformando ogni scatto in una riflessione su ciò che resta, ciò che cambia e ciò che resiste nel tempo.

Immagine libera di repertorio da Pixabay.com.

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Last modified: Novembre 18, 2025
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