Pozzuoli (mercoledì, 16 luglio 2025) — Settecentosessant’anni. Una cifra che fa tremare i calendari e scurire le lapidi. Ma Dante è ancora lì, più presente di certi contemporanei. Stavolta, ad accoglierlo, è una casa che sembra galleggiare sul tempo: la Casina Vanvitelliana di Bacoli.
di Valeria Russo
Uno di quei luoghi che esistono per sbaglio o per miracolo, sospesi sull’acqua e dentro un sogno, come se fossero usciti proprio da uno degli acquerelli che lì dentro ci saranno davvero.
Dal 20 luglio, infatti, la Casina apre le sue stanze a Salvador Dalí. E non un Dalí qualunque: il Dalí che ha illustrato la Divina Commedia, cento acquerelli che sono stati – e sono – una sfida: al testo, alla memoria, alla religione, persino al buon gusto. Li ha dipinti tra il 1950 e il 1964, con la tenacia visionaria di chi sa che non si può competere con Dante, ma si può almeno provare a seguirlo, come Virgilio con passo incerto ma dignitoso.
La mostra, già di per sé abbastanza potente da piegare le cornici, non si limita all’esposizione. L’inaugurazione si trasforma in una specie di sabba teatrale: attori, musicisti, luci e suoni che non si accontentano di accompagnare le immagini, ma le attraversano, le disturbano, le esaltano. Ci sarà l’Inferno, certo – e non poteva mancare – con il suo avvio leggendario, il canto di Paolo e Francesca, le fiamme a forma di Ulisse. Poi un po’ di Purgatorio, quello del perdono difficile, e infine il Paradiso, che resta la parte più complessa da rappresentare perché non ha appigli, né sangue né carne, solo luce. Ma Dalí ci prova lo stesso. E forse, proprio per questo, convince.
In mezzo, l’incontro tra due visioni, due egocentrismi cosmici. Uno medievale, l’altro surreale. Uno ordinato in terzine, l’altro esploso in forme liquide e simboli. Ma entrambi – in modi diversi – hanno trasformato la follia in architettura.
E così, nel silenzio rarefatto della Casina che riflette la sera sul lago, le immagini di Dalí e i versi di Dante si prendono per mano, si scontrano, si piegano, si annusano. Nessuno prevale. Nessuno cede. Si guardano da lontano, come due viaggiatori persi in epoche incompatibili, ma legati da un sentimento comune: l’ossessione per l’oltre.
Per chi andrà a vedere, il consiglio è semplice: non cercate di capire. Solo ascoltare. O meglio ancora, seguire. Dentro quel bosco oscuro che a volte somiglia molto a una sala da esposizione, e altre volte a una pagina bianca che nessuno ha il coraggio di scrivere.
Last modified: Luglio 16, 2025

