Bacoli, Pozzuoli (sabato 20 settembre 2025) — La giustizia si è espressa con fermezza: Viviana Pagliarone è stata condannata a dieci anni di reclusione per aver tentato di uccidere l’ex marito, il finanziere Gabriele Agostini, con un attentato dinamitardo. I fatti risalgono al 21 marzo 2021, quando un ordigno artigianale, piazzato nell’auto della vittima, fu fatto esplodere a distanza. Dietro a quella trama c’era lei, la ex moglie, che organizzò tutto insieme al 51enne Franco Di Pierno, considerato il braccio operativo del piano.
di Nicola De Dominicis
Il dispositivo utilizzato, una bomba al “Flash Powder”, era stato nascosto con precisione nel vano della ruota di scorta della Lancia Delta di Agostini. La detonazione, azionata con un telecomando, fu pensata per colpire senza lasciare scampo. Secondo le indagini, Di Pierno non solo costruì e predispose l’attentato, ma seguì personalmente la vittima per individuare il luogo migliore dove innescare l’esplosione.
A completare il quadro si aggiungono due complici: Ciro Caliendo, 46 anni, e Giovanni Di Stefano, 31, accusati di aver contribuito alla realizzazione dell’ordigno e di aver partecipato attivamente al progetto criminale. L’arresto di Di Pierno, avvenuto lo scorso anno, ha segnato una svolta decisiva nelle indagini: il sequestro del suo telefonino, con foto e messaggi compromettenti, ha permesso agli investigatori di ricostruire l’intera catena di responsabilità.
Gli inquirenti hanno collegato l’attentato a un clima di conflitto familiare esasperato, in particolare alla disputa sull’affidamento del figlio. Un contesto privato degenerato fino a trasformarsi in una vicenda giudiziaria e criminale di estrema gravità. La figura di Pagliarone, avvocata di professione, appare ancor più controversa: una donna con competenze giuridiche che, invece di affidarsi agli strumenti legali, ha scelto la strada della violenza.
Le indagini hanno inoltre evidenziato che il legame con Di Pierno fu reso possibile grazie all’intermediazione di un legale conosciuto dalla donna. Un tassello che sottolinea la complessità della rete di relazioni che ha alimentato il disegno criminale.
La condanna di Pagliarone rappresenta quindi non solo un atto di giustizia nei confronti di Agostini, ma anche un monito chiaro: la violenza, anche quando nasce da contesti personali e familiari, non può trovare alcuna giustificazione. La vicenda di Bacoli dimostra quanto sottili possano essere i confini tra rancore privato e azioni criminali capaci di mettere in pericolo vite umane.
Last modified: Settembre 20, 2025

