Pozzuoli – Nonostante anni di sollevamento del suolo e migliaia di scosse, i Campi Flegrei continuano a produrre terremoti di intensità contenuta. È un comportamento che suscita domande, soprattutto in un’area così densamente popolata e caratterizzata da un sistema vulcanico complesso. Un recente studio pubblicato su Nature Communications Earth & Environment offre però nuove chiavi di lettura e, soprattutto, una spiegazione più chiara del perché la magnitudo degli eventi rimanga generalmente moderata. L’approccio dei ricercatori dell’Università Federico II, insieme ai colleghi delle Università di Vienna e Padova, mostra come la dinamica interna della caldera sia molto meno “efficiente” nel produrre onde sismiche di quanto si pensasse.
di Nicola De Dominicis
Analizzando 56 terremoti registrati tra il 2020 e il 2025 — selezionati tra oltre 12.000 eventi minori monitorati dal 2011 — il team ha evidenziato che meno del 10% dell’energia liberata durante la rottura delle rocce si trasforma in vere onde sismiche. La gran parte viene invece dispersa in forme meno “pericolose”: attrito, riscaldamento, micro-fratturazione delle rocce a profondità molto basse, tra i 2 e i 4 chilometri. È proprio questa forte dissipazione a costituire una sorta di “freno naturale” che impedisce alle scosse di crescere in maniera significativa.
Uno dei risultati più interessanti riguarda il legame tra stress e propagazione della rottura: quando lo stress accumulato è più elevato, la frattura procede più lentamente, non più velocemente come si potrebbe pensare. Le rocce flegree, già fragili o percorse da fluidi vulcanici, assorbono parte dell’energia, sottraendola alla produzione di onde sismiche. In pratica, il sistema tende a “smaltire” l’energia in modo poco efficiente, mantenendo i terremoti su livelli moderati.
Secondo gli autori, questo comportamento rappresenta una vera e propria autoregolazione interna della caldera, che delimita naturalmente la magnitudo degli eventi. Ciò non significa che il rischio sia assente: la presenza di faglie attive, il continuo sollevamento del suolo e la forte urbanizzazione dell’area richiedono un monitoraggio costante e misure di prevenzione adeguate.
Il lavoro sottolinea inoltre l’importanza di un approccio integrato tra dati sismologici, geodetici e strutturali. Comprendere come l’energia sismica si dissipa non è solo una questione accademica, ma un tema che tocca direttamente la sicurezza pubblica e la capacità di gestire eventuali crisi vulcano-sismiche nei Campi Flegrei.
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Last modified: Novembre 14, 2025

