Scritto da 12:57 pm Attualità, Pozzuoli, Top News

Campi Flegrei, nuovo studio: il rischio eruzione non è trascurabile, servono preparazione e monitoraggio

Pozzuoli (venerdì 19 settembre 2025) – Parlare dei Campi Flegrei significa conoscere uno dei sistemi vulcanici più complessi e affascinanti del Mediterraneo. Non a caso, lo studio recentemente pubblicato da un gruppo di ricercatori guidati dal professor Giuseppe De Natale riaccende il dibattito sulla possibilità di future eruzioni, sottolineando che il rischio “non è affatto trascurabile”. Non si tratta di creare allarmismo, ma di invitare a una riflessione concreta: preparare il territorio e la popolazione a scenari che, pur non imminenti, non possono essere esclusi.

di Nicola De Dominicis

Il lavoro, intitolato The 1538 eruption at the Campi Flegrei resurgent caldera: implications for future unrest and eruptive scenarios, si concentra sull’unica eruzione storicamente documentata dell’area: quella del Monte Nuovo nel 1538. L’analisi delle fonti ha permesso di chiarire alcuni punti controversi, offrendo una lettura più precisa dei fenomeni che precedettero quell’evento.

Un dato sorprendente riguarda la tempistica del sollevamento del suolo. Studi precedenti facevano risalire l’inizio del processo addirittura al IX secolo o al 1251. La nuova ricerca, invece, dimostra che fino al 1430 la zona era ancora in subsidenza, cioè in abbassamento. Documenti dell’epoca, comprese testimonianze dirette di Petrarca e Boccaccio, confermano questa ricostruzione. Solo dal XV secolo iniziò un progressivo innalzamento, con attività sismica rilevante a partire dal 1470.

Gli studiosi hanno inoltre stimato che i terremoti dell’epoca raggiunsero una magnitudo poco superiore a 5. A Pozzuoli il sollevamento complessivo fu di circa 16 metri, due in più rispetto a quanto ipotizzato in passato. Interessante anche la revisione dei dati relativi all’area del Monte Nuovo: il rigonfiamento immediatamente precedente l’eruzione non fu di 19 metri, come si pensava, ma molto più contenuto. Lo dimostra la storia della Via Herculea, antica strada sprofondata nel mare già nel VII secolo e mai riemersa, neppure dopo il 1538.

Questo porta a una conclusione cruciale: un futuro episodio eruttivo potrebbe non essere preceduto da segnali macroscopici evidenti nel punto esatto in cui si manifesterà. Di qui l’importanza di affinare i sistemi di monitoraggio e di educare la popolazione a convivere con un territorio che, da sempre, alterna bellezza e fragilità.

I Campi Flegrei restano un laboratorio naturale straordinario, ma anche un’area in cui la memoria storica deve guidare le scelte presenti. Prepararsi, spiegano i ricercatori, è l’unico modo per trasformare la conoscenza in sicurezza.

Immagine libera di repertorio da Pixabay.com

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Last modified: Settembre 19, 2025
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