Pozzuoli – Parte da una crescente preoccupazione collettiva la mobilitazione che sta attraversando la città intorno al Parco della Quarantena, un’area verde sottratta al degrado grazie al lavoro volontario e oggi al centro di un duro confronto con l’amministrazione comunale. La petizione lanciata dalle ACLI, che ha superato le 4.000 firme, denuncia il rischio di perdere un patrimonio ambientale e sociale costruito senza risorse pubbliche. Al centro della contestazione c’è la decisione del sindaco Josi Gerardo Della Ragione di voler destinare l’area a uso sportivo, in accordo con il Coni, un progetto di cui però non sono stati resi noti né i dettagli né le garanzie per gli oltre 60 animali curati nel parco.
di Nicola De Dominicis
Il cuore della petizione è un richiamo alla giustizia, al rispetto e al riconoscimento di un impegno civico che per anni ha trasformato una discarica abbandonata in un luogo sicuro e fruibile per famiglie, bambini, associazioni e persone fragili. I volontari delle ACLI ricordano come il parco sia stato bonificato “a proprie spese”, liberato da amianto, rifiuti ingombranti e vegetazione infestante, diventando un modello di rigenerazione urbana guidata dal basso. L’area è oggi uno spazio verde gratuito, aperto ogni giorno, e ospita animali spesso sottratti al macello grazie alla collaborazione con l’ASL.
Il conflitto con il Comune nasce da una richiesta del CIC SpA – società proprietaria del parco, controllata dal Comune – che ha intimato alle ACLI il pagamento di 275.000 euro e lo sgombero immediato dell’area, motivando la richiesta con l’impossibilità di affittare il parco a soggetti privati. Una scelta che, secondo i volontari, cancella anni di lavoro e mette a rischio la tutela degli animali, oltre alla fruibilità pubblica dell’area.
Le richieste della petizione sono chiare: istituire una commissione di esperti per verificare i risultati delle attività svolte; mantenere il Parco della Quarantena come area verde libera e attrezzata; rinnovare la convenzione con le ACLI per garantire continuità nelle attività di cura, manutenzione e valorizzazione; e soprattutto consentire agli animali di restare nel loro habitat protetto, considerati parte integrante della comunità locale.
In gioco non c’è solo un parco, ma il senso stesso di una partecipazione civica che ha dimostrato come la collaborazione tra cittadini possa generare beni comuni reali, opponendosi alla logica di cancellare ciò che è stato costruito con dedizione, gratuità e visione condivisa.
Immagine libera di repertorio da Pixabay.com.
Last modified: Novembre 18, 2025

